L’intervento di correzione dell’asimmetria mammaria viene eseguito per conferire alle mammelle una maggior somiglianza nel volume e nella forma. Asimmetrie evidenti possono essere dovute a diverse cause e presentarsi in modi diversi. Le alterazioni di forma e volume possono essere combinate in modo assai vario ed interessare una sola mammella o entrambe. Ne consegue che la correzione dell’asimmetria mammaria potrà di volta in volta prevedere l’applicazione di tecniche diverse, su di una sola mammella o su entrambe, secondo lo schema qui riportato:

VOLUME FORMA INTERVENTO
Insufficiente Adeguata Mastoplastica additiva
Insufficiente Discesa Rilassata Mastoplastica additiva + mastopessi
Eccessivo Adeguata o discesa Mastoplastica riduttiva
Adeguato Discesa Rilassata Mastopessi

 

È ovvio che se una delle due mammelle presenta un volume soddisfacente ed adeguato alla taglia corporea ed una forma conveniente, essa non sarà operata e rappresenterà il modello per l’adattamento della mammella dell’altro lato.
Come evidenziato nella tabella, è importante che la paziente sia in grado di distinguere le caratteristiche del volume e della forma delle proprie mammelle. Una mammella, infatti, può avere un volume appropriato (in altri termini corrispondere ad un’adeguata misura di reggiseno) ma una forma inadeguata (discesa rilassata). Oppure può evere una forma adeguata (mammela piena, con capezzolo localizzato alla giusta altezza) ma un volume eccessivo o, al contrario, insufficiente.
Secondo le caratteristiche di forma e di volume della mammella riconosciuta come “anormale”, questa, come indicato in tabella, dovrà essere trattata con un particolare intervento: mastoplastica additiva (inserimento di una protesi), mastoplastica riduttiva (riduzione del volume attraverso l’asportazione di una parte di ghiandola e di pelle) oppure masatopessi (sollevamento della mammella attraverso l’asportazione di pelle ed eventualmente di rimodellamento della ghiandola).
1. Mastoplastica additiva ( + eventuale mastopessi)

Finalità dell’intervento

L’intervento di mastoplastica additiva consente di correggere un’asimmetria delle mammelle nel caso in cui una delle due sia considerevolmente più piccola dell’altra. Esso consiste nell’inserimento di apposite protesi – sino alla ghiandola, oppure più in profondità, sotto il muscolo pettorale – e può conferire al seno caratteristiche di consistenza, rotondità e proiezione tali da renderlo di aspetto più gradevole. In alcuni casi può essere protesizzata solo una mammella, in altri entrambe, con la possibilità, in tal caso, di utilizzare protesi di volume diverso. Il semplice inserimento di protesi non corregge l’orientamento dei complessi areola-capezzolo. In caso una o entrambe le mammelle fossero molto discese (pendule), può essere opportuno associare all’impianto della/e protesi un intervento di mastopessi.

Modalità d’esecuzione

Secondo le caratteristiche delle mammelle e della paziente, e delle sue preferenze potranno variare:
• La sede dell’incisione cutanea per l’inserimento della protesi (a livello del solco sottomammario, in corrispondenza dell’areola, all’ascella);
• La sede d’impianto delle protesi (sottoghiandolare o retro pettorale).
• Il tipo di forma (rotonda, amatomica), le dimensioni ed il volume delle protesi.

In ogni caso, attraverso l’incisione cutanea verrà allestita una tasca per alloggiare la protesi, centrata sotto il capezzolo.
La sutura della pelle viene di norma eseguita con particolari accorgimenti per rendere meno veidenti le cicatrici. Possono essere posizionati dei drenaggi aspirativi che fuoriescono generalmente dall’ascella.
Generalmente si preferisce inserire le protesi sotto la ghiandola quando lo spessore dei tessuti garantisce un’adeguata copertura della stessa. Vengono invece inserite sotto il muscolo pettorale in soggetti magri o con ghiandole poco rappresentate.
L’intervento di mastopessi può essere associato all’impianto delle protesi nei casi in cui le mammelle, oltre che di volume ridotto, siano eccessivamente rilassate (ptosi mammaria). La mastopessi consiste nell’asportazione della pelle in eccesso e nel contemporaneo rimodellamento della ghiandola. Nei casi di rilassamento meno accentuato è sufficiente procedere all’asportazione di un settore di pelle mediante un’incisione circolare intorno all’areola; in questo caso, ovviamente, la protesi verrà inserita attraverso la stessa incisione.
Nei casi di ptosi più accentuate è invece necessario asportare una quantità maggiore di pelle: in tal caso oltre alla cicatrice peri-areolare verrà prodotta anche una cicatrice, di lunghezza variabile, a livello del solco sottomammario.

Caratteristiche delle protesi mammarie

Indipendentemente dalle dimensioni e dalla forma, le protesi mammarie sono formate da un involucro di silicone che contiene gel di silicone o altre sostanze (soluzione fisiologica, idrogel).
La tipologia delle protesi impiantate deve corrispondere a quanto segnalato nel tagliando di identificazione del prodotto che verrà consegnato dopo l’intervento.
Le protesi contenenti gel di silicone sono quelle fino ad oggi maggiormente usate (più di tre milioni di donne ne sono portatrici) e di cui, grazie ad un’esperienza clinica più che trentennale, sono meglio sono meglio conosciuti i risultati clinici a distanza con riferimento sia ai risultati estetici, sia alle possibili complicanze o effetti indesiderati.
Alcuni anni or sono il loro uso è stato sospeso, solo per la chirurgia estetica, negli Stati Uniti, in quanto sospettate di provocare malattie neoplastiche ed autoimmunitarie e di mascherare la presenza di eventuali tumori della mammella in corso di mammografia. Studi allargati a grandi numeri di donne portatrici di protesi contenenti gel di silicone hanno potuto dimostrare che:
1. Le protesi mammarie non influiscono in alcun modo sulla formazione o sullo sviluppo tumorale, né sulla sua cura.
2. Non esiste prova che malattie autoimmunitarie siano state causate dalle protesi: si tratterebbe di causali concomitanze.
3. Le eventuali difficoltà diagnostiche incontrate in corso di mammografia possono essere superate da un radiologo esperto mediante particolari manovre e proiezioni aggiuntive oltre che, laddove ritenuto opportuno, mediante un’eventuale Risonanza Magnetica Nucleare.

Mentre in Italia l’utilizzo di protesi contenenti gel di silicone non è mai stato sospeso, dal 2006 è stato riammesso negli Stati Uniti d’America anche per le finalità estetiche. È bene ricordare che il silicone (i cui elementi fondamentali sono il silicio e l’ossigeno) è il costituente anche di numerosi altri prodotti utilizzati in medicina (cateteri, rivestimenti di “paca makers”, sonde, etc.) ed è contenuto nell’acqua che beviamo.
Le protesi contenenti soluzione fisiologica (acqua e sale) hanno lo svantaggio di una consistenza meno naturale di quelle contenenti gel di silicone, di provocare, in taluni casi, il rumore dovuto ai movimenti del liquido in esse contenuto e di avere tendenza a perdere liquido e di conseguenza volume con passare del tempo.
Le protesi contenenti idrogel (acqua e una catena di zuccheri) sono meno impiegate e, in alcuni casi, hanno dimostrato delle variazioni di volume nel tempo.
Indipendentemente dalla qualità del materiale prescelto, è comunque importante che siano rispettati i requisiti costitutivi imposti dalle vigenti norme di legge.
Esistono inoltre protesi in silicone rivestite da Poliuretano che alcuni chirurghi preferiscono per una supposta minire incidenza della contrattura capsulare periprotesica (vedi di seguito).
Oltre che per il materiale di cui sono costituite, le protesi mammarie possono essere scelte in base alle dimensioni, alla forma ed alla consistenza del gel di silicone in esse contenuto (più o meno morbido). Per quanto riguarda le dimensioni, la scelta dipende entro certi limiti dalle preferenze della paziente. Dovranno infatti essere rispettate alcune regole di equilibrio armonico: una protesi di grandi dimensioni non si adatta al torace sottile di una donna piccola e magra. Per quanto riguarda la forma, esistono protesi rotonde, con base circolare, e protesi “anatomiche” cosiddette “a goccia”. Ciascun tipo di protesi, a parità di altezza e di larghezza, può avere una proiezione (cioè un profilo) di dimensioni variabile, tale da conferire alle nuove mammelle una sporgenza anteriore più o meno accentuata.
In sintesi, la scelta delle protesi più adatta da utilizzare dipende fondamentalmente dalle dimensioni della mammella e del torace della donna.
Gli impianti mammari sono classificati come dispositivi medicinali e sono soggetti ad usura. La maggioranza delle ditte produttrici, pur certificando la qualità di produzione con una garanzia sull’integrità strutturale, non ne assicurano la durata illimitata.

MASTOPLASTICA RIDUTTIVA

Finalità dell’intervento

L’intervento di mastoplastica riduttiva viene eseguito per ridurre le dimensioni e correggere la forma di mammelle eccessivamente sviluppate e cadenti. Consiste nell’asportazione dell’eccesso di pelle, ghiandola e tessuto adiposo e nello spostamento dell’areola e del capezzoo in una nuova sede, più in alto. in tal modo vengono conferite alla mammella caratteristiche di volume, rotondità e proiezione tali da renderla di aspetto più gradevole e naturale.
La mastoplastica riduttiva consente inoltre di correggere eventuali apprezzabili differenze di volume fra le due mammelle e di ridurre il diametro delle areole nel caso sia eccessivo. È bene ricordare che una simmetria perfetta nel volume delle mammelle e nell’orientamento dei capezzoli è comunque assai difficile da ottenere.

Modalità d’esecuzione

L’intervento consiste nell’asportazione di parte della ghiandola mammaria, di grasso sottocutaneo e paraghiandolare e di cute.
Implica generalmente il sollevamento dell’areola e del capezzolo, la riduzione, come detto, del tessuto ghiandolare-adiposo in eccesso ed il rimodellamento cutaneo, che prevede suture, e di conseguenza cicatrici, che potranno essere situate in posizione:
• Periareolare (attorno all’areola)
• Verticale, dal margine inferiore dell’areola al solco sottomammario;
• Trasversali (orizzontali) lungo il solco sottomammario più o meno estese secondo l’entità della riduzione e dell’asportazione cutanea.
• In alcuni casi le cicatici potranno essere limitate all’areola o estese anche al tratto compreso tra l’areola ed il solco sottomammario senza la presenza della parte trasversale.

Le suture, eseguite con la massima accuratezza, vengono di norma, e per quanto possibile, eseguite con punti interni per rendere meno evidenti le cicatrici.
Al termine dell’intervento viene di norma inserito un drenaggio per lato che esce più frequentemente dalla pelle in corrispondenza dell’ascella.
I tessuti adiposo e ghiandolare asportati vengono sottoposti ad esame istologico.

Preparazione all’intervento

L’intervento non deve essere eseguito in pazienti gravide; in caso dubbio, devono essere effettuate le indagini specifiche.
Prima dell’intervento vengono consegnati referti delle analisi e degli esami preoperatori prescritti, in particolare dell’ecografia e/o mammografia e il presente prospetto informativo firmato. L’ecografia o la mammografia preparatoria hanno il duplice scopo di accertare l’eventuale presenza di tumori mammari altrimenti non evidenziabili e di ottenere un’indicazione di base utile per il confronto con eventuali ulteriori esami diagnostici che verranno eseguiti negli anni successivi all’intervento.
Dovranno essere segnalate eventuali terapie farmacologiche in atto (in particolare con cortisonici, contraccettivi, antiipertensivi, cardioattivi, anticoagulanti, ipoglicemizzanti, antibiotici, tranquillanti, sonniferi, eccitanti) , terapie omeopatiche e filo terapiche e segnalate possibili allergie ad antibiotici e farmaci in genere.
Al fine di diminuire i rischi di tromboembolia, un mese prima dell’intervento dovrà essere sospesa la terapia ormonale estro progestinica (“pillola”), in modo da indurre un ciclo regolare per la durata di un mese.
Almeno due settimane prima dell’intervento dovrà essere sospesa l’assunzione di mecidinali di acido acetilsalicilico (es. Alka Seltzer, Ascriptin, Aspirina, Bufferin, Carin, Cemirit, Vivin C, etc.) e possibilmente il fumo, che ha influenze negative sulla vascolarizzazione cutanea e del grasso.
Il giorno precedente l’intervento si ricordi di effettuare un accurato bagno di pulizia completo, di asportare lo smalto dalle unghie delle mani e dei piedi e depilare le ascelle.
Prima dell’intervento deve essere osservato digiuno di almeno otto ore da cibi solidi e bevande.
È bene indossare solo un indumento da notte con maniche comode e completamente apribile sul davanti.


Anestesia

L’intervento viene eseguito nella maggior parte dei casi in anestesia generale. A questo proposito gli esami preparatori saranno esaminati dal Medico Anestesista.
Durata dell’intervento
L’intervento ha durata variabile tra le tre e le quattro ore, secondo la complessità del programma chirurgico.

Decorso post-operatorio

Nel periodo post-operatorio potrà avvertire in ragione pettorale un certo dolore, più accentuato nel caso in cui le protesi siano state posizionate sotto il muscolo gran pettorale, che regredirà nel giro di pochi giorni.
In caso siano stati posizionati, i drenaggi aspirativi vengono solitamente rimossi dopo 12-48 ore. Nel caso sua stata eseguita una medicazione, questa può essere rimossa dopo alcuni giorni e può essere sostituita dal reggiseno prescritto dal chirurgo che dovrà essere utilizzato giorno e notte per circa quindici giorni. Se ritenuto opportuno, può essere prescritto l’uso di una fascia elastica contenitiva da utilizzare per alcune settimane allo scopo di mantenere le protesi nella posizione opportuna.
Per alcuni giorni dopo l’intervento può rendersi necessaria la prosecuzione della terapia antibiotica.
Per i primi tre-quattro giorni post-operatori è raccomandato il riposo, con particolare attenzione a non utilizzare i muscoli pettorali (ad esempio, di non forzare sulle braccia per alzarsi dal letto, non sollevare pesi). A letto è bene riposare con il busto rialzato. Dovrà inoltre essere evitato il fumo: colpi di tosse in questo periodo potrebbero indurre sanguinamenti a livello delle parti operate.
Per i primi quattro-cinque giorni post-operatori è bene proseguire l’assunzione di antibiotici, nel caso siano stati prescritti.
Per la prima settimana dovrà essere evitata la guida di veicoli. In caso siano stati posizionati punti cutanei, verranno rimossi 7-10 giorni dopo l’intervento. La prima doccia di pulizia completa potrà essere praticata solo dopo tale periodo.
Per le prime 2 settimane dovranno essere evitati ampi movimenti con le braccia, il sollevamento di pesi e l’attività sessuale, che potrà essere ripresa con cautela dopo tale periodo.

Precauzioni

Dopo la rimozione dei punti potrà riprendere l’attività lavorativa.
Per circa un mese dovrà evitare ogni tipo di attività sportiva e l’esposizione diretta al sole o ad eccessive fonti di calore (es. sauna, lettino abbronzante etc.). Durante tale periodo, inoltre, dovrà evitare di dormire prona (“a pancia in giù”) ed eseguire, laddove consigliata dal sottoscritto, gli esercizi quotidiani di “auto massaggio” delle mammelle, per diminuire i rischi di retrazione della capsula periprotesica.
Per circa 6 mesi eviti la gravidanza.
Si raccomanda di segnalare la presenza di protesi all’atto della mammografia.
Si ricorda l’importanza di conservare e di esibire ad ogni visita di controllo il documento identificativo delle protesi.


Possibili complicazioni

Qualsiasi procedura chirurgica, per quanto di modesta entità ed eseguite su pazienti in buone condizioni generali, comporta la non prevedibile possibilità di complicazioni generali. Statisticamente si può affermare che in persone di buone condizioni generali, i cui esami clinici pre-operatori non dimostrino alterazioni significative, l’insorgenza di complicazioni gravi o gravissime è assai rara.
Al pari di ogni altro tipo di intervento chirurgico la mastoplastica additiva con o senza mastopessi e/o mastoplastica riduttiva possono dare luogo a complicazioni sia anestesiologiche (che verranno discusse durante il colloquio con il Medico Anestesista) che post-chirurgiche generali, nonché complicazioni specifiche.
Fra le complicazioni carattere generale sono da ricordare il sanguinamento, l’ematoma, il sieroma, l’infezione, la riapertura spontanea della ferita.
Un modesto sanguinamento della ferita rientra nella normalità. Se di entità importante (emorragia) può richiedere un reintervento chirurgico.
La formazione di ematomi , conseguente a sanguinamenti nella sede dell’impianto della protesi o della mastoplastica riduttiva può verificarsi nei primi giorni dopo l’intervento. Si manifesta con repentini aumenti di volume o forti dolori localizzati ad una mammella, che devono essere immediatamente segnalati al Chirurgo. In caso insorgano ematomi di una certa entità, infatti, è necessario provvedere all’aspirazione o al drenaggio del sangue. Se ciò non fosse sufficiente, sarà necessario rimuovere le protesi e reinserirla dopo aver fermato il sanguinamento.
La formazioni di sieromi consiste nell’accumulo, attorno alle protesi, di variabili quantità di liquidi giallognolo e trasparente, chiamato “siero”. Raccolte di modesta entità si riassorbono spontaneamente, mentre quelle più cospicue possono richiedere l’evacuazione chirurgica, come sopra specificato a proposito degli ematomi.
Le infezioni sono rare, ma, se non dominabili con gli antibiotici, possono rendere necessaria, seppure molto raramente, la rimozione delle protesi e l’attesa di alcuni mesi prima del suo reinserimento. L’infezione si manifesta con dolore, arrossamento della pelle e gonfiore accompagnati o meno da febbre e viene trattata generalmente con antibiotici, medicazioni locali e solo raramente, richiede un intervento chirurgico. A livello della mammella sottoposta a riduzione può determinare perdita di tessuto e conseguenti cicatrici di scadenti qualità e/o alterazioni della forma della mammella.
La riapertura spontanea della ferita (deiscenza) è molto rara nella mammella in cui si è impiantata una protesi e nei casi più gravi più comportare l’esposizione delle protesi (vedi sotto). A livello della mammella ridotta può avvenire in particolare all’incrocio delle suture, in zona di aumentata tensione ed è più frequente nelle pazienti diabetiche e fumatrici. Spesso guarisce spontaneamente con medicazioni; più raramente necessita di una nuova sutura.
Tra le complicazioni specifiche si segnalano per la mammella ridotta la liponecrosi e la necrosi dell’areola, per la mammella ove è stata impiantata una protesi, la retrazione della capsula periprotesica (contrattura capsulare), la rottura della protesi, lo spostamento della stessa (dislocazione e/o rotazione), l’esposizione della protesi, per entrambe le alterazioni della sensibilità della pelle.
La necrosi di una parte del grasso mammario (liponecrosi, cioè morte delle cellule adipose) si può manifestare precocemente con la fuoriuscita di liquido oleoso della ferita chirurgica, ovvero a distanza di tempo con la possibile formazione di noduli fibrosi, indurimenti e calcificazioni e/o con un avvallamento della superficie della mammella, spesso asintomatica, solo raramente dolorosa.
Dopo mastoplastiche riduttive di entità cospicue può verificarsi, anche se di rado, la necrosi di parte o di tutta l’areola. Tale evenienza richiede un iniziale trattamento conservativo con medicazioni, seguito, se opportuno, da un intervento per la ricostruzione dell’areola e del capezzolo.
In una modesta percentuale di casi, in genere alcuni mesi dopo l’intervento, raramente anche a distanza di anni, si verifica la retrazione della capsula fibrosa che circonda la protesi. Per l’organismo la protesi mammaria rappresenta un corpo estraneo, al pari di una valvola cardiaca artificiale, di una protesi d’anca; è naturale che l’organismo reagisca circondando la protesi con una membrana connettivale (capsula pre-protesica), che la separa dai tessuti circostanti. Nella maggior parte dei casi la mammella protesizzata rimane morbida. In alcuni casi invece, a causa di una reazione eccessiva dei tessuti, la capsula protesica subisce un progressivo ispessimento e si contrae. Tale evenienza (retrazione della capsula peri-protesica) può indurre una fastidiosa sensazione di tensione dolorosa e talora un’alterazione della forma della mammella; può altresì verificarsi lo spostamento laterale o verso l’alto della protesi e conseguentemente un’asimmetria mammaria.
Con l’utilizzo di protesi dotate di una superficie ruvida (“testurizzata”) il rischio di retrazione della capsula è valutabile in circa il 5% dei casi, ed è ancora minore qualora la protesi anziché dietro la ghiandola mammaria venga inserita dietro il muscolo pettorale. Qualora la retrazione della capsula peri-protesica sia di grado marcato, può essere opportuno procedere con un intervento correttivo consistente nella sua incisione o asportazione. A volte a seguito di tale intervento correttivo può nuovamente verificarsi la contrazione della capsula.
Una complicanza rara è la rottura della protesi, che può verificarsi in occasione di forti traumi locali (ad esempio contusioni toraciche contro il volante o da cintura di sicurezza in corso di incidenti automobilistici), ma a volte anche spontaneamente, in assenza di traumi importanti; il rilievo di variazioni della forma o della consistenza della mammella dovranno quindi indurre la paziente a consultare il Chirurgo. Qualora il sospetto di rottura venga confermato dall’esame ecografico e/o dalla risonanza magnetica nucleare, sarà necessario procedere alla rimozione della protesi ed all’eventuale sostituzione.
Lo spostamento della protesi (dislocazione e/o rotazione) avviene raramente e può verificarsi precocemente o a distanza di mesi o anni dall’intervento; può indurre asimmetrie poco visibili, senza pregiudicare il buon risultato estetico d’insieme. Qualora invece provochi un’asimmetria evidente può essere opportuno un intervento correttivo qualora manovre manuali di riposizionamento non abbiano dato buon esito.
L’esposizione della protesi è un evento assai raro che può verificarsi in seguito ad infezioni o alla diastasi (apertura spontanea) della ferita. In tale caso è necessario rimuovere la protesi ed attendere almeno sei mesi prima di un nuovo intervento.
La sensibilità della pelle ed in particolare delle areole e dei capezzoli potrà rimanere alterata (diminuzione o perdita della sensibilità, formicolii) per un periodo di settimane o di alcuni mesi. In alcuni casi, la sensibilità del capezzolo e dell’areola può essere perduta per sempre; tale evenienza è assai più rara a carico della mammella in cui è stata impiantata una protesi rispetto alla mammella ridotta.

Interferenze con l’allattamento


Mentre la mastoplastica additiva non impedisce la funzione dell’allattamento, essa può risultare in tutto o in parte a seguito di interventi di mastopessi o di riduzione.
Deve comunque essere ricordato che il turgore mammario conseguente alla montata lattea può alterare in qualche misura il risultato estetico dell’intervento.


Risultati e la loro durata


L’effetto migliorativo della mastoplastica correttiva per asimmetria risulta immediatamente apprezzabile. Il gonfiore successivo non rende per altro valutabile il risultato dell’intervento per almeno due mesi talchè il risultato definitivo risulta pienamente evidente sei mesi circa dopo l’intervento. Dopo tale periodo potrà essere valutata l’opportunità di correggere eventuali asimmetrie residue; si tratta generalmente di piccole correzioni effettuabili in anestesia locale o regime ambulatoriale.
Dev’essere ricordato che assai di rado è ottenibile una perfetta simmetria tra le mammelle.
Per quanto si riferisce alla mammella ridotta, nonostante generalmente il tessuto asportato non si riformi, col passare degli anni i normali processi di invecchiamento cutaneo, variazioni del peso corporeo ed eventuali gravidanze potranno comportare un’alterazione della forma delle mammelle operate. È possibile, anche se raro, in alcune pazienti, un nuovo aumento di dimensioni delle mammelle negli anni successivi all’intervento per la formazione di nuovo tessuto mammario o per la deposizione del tessuto adiposo in caso di aumenti ponderali. In alcuni casi si rende opportuno, a distanza di anni, un intervento correttivo per il ripristino di una forma adeguata.
Per quanto si riferisce invece alla mammella in cui è stata impiantata una protesi, il risultato dell’intervento, relativamente all’aumento del volume è da considerare permanente. Deve peraltro essere ricordato che in caso d’inserimento di una protesi solo da un lato, con il passare del tempo si potrà assistere ad una discesa di grado diverso per le due mammelle. Infatti, i tessuti distesi dalle protesi rimangono comunque soggetti a naturali processi di invecchiamento e alla forza di gravità. In alcuni casi potrà quindi rendersi opportuni, a distanza di alcuni anni, un intervento correttivo per eliminare eventuali eccessi residui di cute dovuti ai naturali ed inevitabili processi di invecchiamento. Deve ancora essere ricordato che la forma delle mammelle dopo l’inserimento delle protesi rimane pur sempre soggetta alle variazioni ponderali e quindi all’aumentare o al diminuire della componente adiposa, variamente rappresentata e frammista ai corpi ghiandolari.
È stato recentemente dimostrato che con il passare degli anni la parete delle protesi può subire delle alterazioni che rendono possibile la migrazione del loro contenuto all’esterno e più facile la loro rottura in seguito a traumi diretti. Per tale motivo è consigliabile, a scopo precauzionale, l’esecuzione di una visita di controllo una volta l’anno, di un’ecografia mammaria almeno ogni due anni e di procedere alla sostituzione delle protesi dieci anni dopo il loro inserimento. Qualora si verifichi una complicazione o si manifesti un effetto collaterale o risultato indesiderato a seguito dell’intervento, dovrò porre una particolare cura ed attenzione per seguire l’evoluzione dell’evento. In tal caso sarà adeguatamente informata sulle Sue condizioni e potrà quindi collaborare col mio impegno al fine di perseguire il miglior esito possibile. Per qualsiasi eventuale problema dopo l’operazione, è quindi assolutamente raccomandato che Lei si rivolga direttamente a me per ogni possibile consiglio o correzione. Qualora non informato, sarò sollevato da ogni responsabilità sull’evoluzione del Suo caso.
Allo stesso modo, non potrò ritenermi responsabile di correzioni o consigli forniti da altri Colleghi che non possono aver acquisito un’approfondita conoscenza delle Sue condizioni cliniche prima, durante e dopo l’intervento.


Cicatrici ed altre sequele


Per quanto si riferisce alla mammella in cui è stata impiantata una protesi, le cicatrici cutanee residuate all’intervento sono generalmente poco visibili, anche perché situate in pieghe naturali (solchi sottomammari, pieghe ascellari) o in corrispondenza di cute pigmentata (areole mammarie).

A livello della mammella ridotta, inevitabilmente l’intervento produce delle cicatrici cutanee permanenti la cui estensione dipende dalle dimensioni originarie della mammella, dalla quantità di tessuto mammario e di cute rimossi. Mastoplastiche riduttive di modica entità cmportano una cicatrice peri-areolare associata ad una verticale, che si estende dal margine inferiore dell’areola al solco sottomammario. Mastoplastiche di grado maggiore richiedono, oltre alle precedenti, delle cicatrici situate nel solco sottomammario. Talora queste cicatrici orizzontali possono spingersi verso la regione ascellare e verso lo sterno debordando oltre i limiti della mammella e risultando quindi parzialmente visibili.
La qualità delle cicatrici varia con il passare dei mesi e dipende in gran parte dalla reattività cutanea individuale. Generalmente la loro visibilità diminuisce con il tempo.
Talune pazienti, a causa di una eccessiva reattività cutanea, possono sviluppare cicatrici arrossate o rilevate e perciò facilmente visibili, che durano diversi mesi o sono permanenti (cicatrici ipertrofiche) oppure cicatrici “allargate” di colore normale (cicatrici ipotrofiche). Si tratta di un’evenienza non prevedibile, seppure di raro riscontro. Cicatrici inestetiche e di cattiva qualità possono essere corrette con trattamento medico o con un intervento dopo un congruo periodo di tempo (6-12 mesi dall’intervento di riduzione).
In casi di particolare predisposizione individuale le cicatrici si estendono oltre i limiti dell’incisione chirurgica (cheloidi) e rappresentano un processo patologico di difficile trattamento.
Come già detto all’intervento possono esitare delle asimmetrie della forma o del volume delle mammelle, o dell’orientamento dei capezzoli.
La sensibilità della pelle ed in particolare delle areole e dei capezzoli potrà rimanere alterata (diminuzione della sensibilità, formicolii) per un periodo di mesi o anche di alcuni anni; di rado in modo permanente a livello della mammella aumentata con protesi. Più frequentemente a livello della mammella ridotta.

Metodiche alternative

Per l’aumento del volume mammario:
Le mammelle possono essere aumentate di volume anche senza l’uso di protesi con metodiche alternative quali l’inserimento di grasso prelevato dalla stessa paziente o di acido ialuronico prodotto sinteticamente o l’utilizzo di un dispositivo esterno a pressione negativa. Il loro utilizzo è ancora dibattuto nella comunità scientifica internazionale.
Per la riduzione del volume mammario
In casi particolari (ad esempio dimensioni molto cospicue delle mammelle) può essere opportuno il distacco completo del complesso areola-capezzolo e il suo trapianto nella nuova sede al fine di limitare il rischio di necrosi dello stesso. In questo caso vi sarà una perdita completa della sensibilità e della capacità di allattamento.
In rari casi, laddove sia richiesta una riduzione limitata di mammelle non discese, può essere indicata l’esecuzione solo di una lipoaspirazione. Essa non permette alcun modellamento cutaneo e della forma della mammella.