Sotto la parte più alta ed interna di ciascuna mammella si trova il muscolo gran pettorale.
La morbidezza della mammella è conferita dal tessuto adiposo, mentre la forma dipende sia dalla quantità di tessuto adiposo sia dal grado di elasticità della pelle. Le mammelle di una donna giovane sono costituite da molto tessuto ghiandolare, da poco tessuto adiposo e generalmente sono rivestite da una pelle molto elastica e di un certo spessore; per tale motivo hanno una certa consistenza ed una forma ben definita. Con l’invecchiamento il tessuto ghiandolare viene progressivamente sostituito da tessuto adiposo, che ha una consistenza di gran lunga inferiore. Questo spiega perché con il passare del tempo la mammella diventa un po’ più flaccida, così come dopo la gravidanza e l’allattamento. Quando una mammella è flaccida, la forza di gravità provoca un progressivo “svuotamento” della sua parte superiore, determinandone un’ulteriore perdita del tono. La mammella non contiene tessuto muscolare: di conseguenza l’esercizio fisico non è utile per aumentarne il tono o il volume.


Finalità dell’intervento

Ogni donna mastectomizzata è da considerare candidata all’intervento di ricostruzione, che va quindi interpretato non come atto accessorio, bensì come momento integrante dell’iter terapeutico del carcinoma mammario. Il chirurgo generale, oncologo ed il ginecologo che seguono la paziente devono essereresponsabilmente coinvolti sin dall’inizio dell’iter terapeutico, nella decisione di procedere alla ricostruzione, oppure di evitarla.
Nessun intervento di ricostruzione mammaria può consentire l’ottenimento di una mammella identica alla contro laterale indenne. La finalità della ricostruzione è dunque solo quella di ottenere una neo-mammella simile alla contro laterale sia per forma, sia per volume.
La ricostruzione mammaria è basata sulla soluzione di quattro distinti problemi: ripristino dei tessuti cutanei e sottocutanei toracici, creazione del rilievo mammario, ricostruzione del complesso areola-capezzolo, simmetrizzazione della mammella contro laterale. Si può affermare che nella maggior parte dei casi di ricostruzione di mammaria consente oggi di ottenere una salienza che assomiglia molto alla mammella contro laterale indenne.

La miglior candidata all’intervento

La ricostruzione mammaria migliora l’aspetto fisico e spesso l’autostima, ma la nuova forma difficilmente potrà coincidere con quella ideale o comunque con quella da Lei idealizzata. Per tale motivo, prima che Lei decida per l’intervento, La invito a considerare con attenzione le Sue attese e a discuterne con me in occasione di un successivo incontro.
Le migliori candidate alla ricostruzione mammaria, al di là di ogni considerazione relativa alle corrette indicazioni per la prevenzione e/o la terapia del cancro alla mammella, di pertinenza dell’oncologo e del chirurgo oncologo, sono le donne che richiedono un miglioramento del proprio aspetto, consapevoli che la forma della mammella ricostruita non coinciderà con quella della mammella originaria o contro laterale. Se con riferimento a tali concetti le Sue attese sono realistiche, può essere una buona candidata all’intervento. In linea generale i risultati migliori sono perseguibili nelle pazienti nelle quali le mammelle siano dotate di cute e tessuto adiposo sottocutaneo di buon spessore.

Generalità sulla chirurgia ricostruttiva della mammella

Il tipo di ricostruzione dipende dalla qualità e dalla quantità dei tessuti residui: la disposizione delle cicatrici, lo spessore del tessuto sottocutaneo, l’elasticità della cute, la presenza del piano muscolare sottostante. È importante sapere se la paziente è o è stata in trattamento chemio terapeutico e se è stata sottoposta a terapia radiante.
L’iter ricostruttivo può essere iniziato contestualmente all’intervento di mastectomia.
Tale scelta, praticata con sempre maggiore frequenza, va effettuata considerando in particolare la prognosi a medio-lungo termine e le condizioni generali di salute. Qualora questi elementi siano sfavorevoli, è opportuno procrastinare l’intervento di ricostruzione.
Grazie alla prevenzione ed alla più recenti acquisizioni in campo oncologico, radioterapico e farmacologico, sempre più spesso si praticano di routine interventi meno demolitivi rispetto al passato, quasi sempre con conservazione del muscolo grande pettorale ed impostati in modo da lasciare come esito una cicatrice ad andamento trasversale o addirittura solo periarelare (lungo il perimetro dell’ereola).
Solo in pochi casi,ormai, la terapia del cancro mammario comporta l’asportazione radicale, estesa, della mammella e quindi la necessità di provvedere alla ricostruzione mediante trasposizione di tessuto cutaneo e/o muscolare da altri distretti corporei (lembo dal dorso, lembo dall’addome, lembo del gluteo).

La ricostruzione mediante protesi

Il più delle volte la ricostruzione può avvenire in modo più semplice e sicuro mediante l’inserimento di una protesi mammaria.
Spesso la diminuzione del mantello cutaneo provocata dall’intervento di asportazione della mammella (“mastectomia”) non consente l’immediato ripristino della nuova mammella mediante il diretto inserimento di una protesi (“ricostruzione mammaria immediata”). In tali casi, che rappresentano statisticamente la maggioranza, è opportuno, a conclusione dell’intervento di asportazione del tumore, impiantare in sede retro muscolare (al di sotto del muscolo gran pettorale e, possibilmente, anche al di sotto del muscolo serrato e del m. retto addominale) una protesi temporanea detta “espansore mammario”, che consente di aumentare la superficie muscolare e cutanea con l’obiettivo di ricreare oltre ad un adeguato spazio per l’alloggiamento delle protesi e quindi una congrua salienza della neomammella, anche un certo grado di ptosi (naturale rilassatezza della mammella). L’espansore mammario è costituito da un “palloncino” di silicone, il cui riempimento progressivo consente, nel corso dei mesi successivi all’impianto, di “espandere” i tessuti della mammella residua e quindi di impiantare una protesi definitiva. Tale procedura, chiamata “ricostruzione mammaria differita”, rappresenta l’opzione ricostruttiva più vantaggiosa a seguito della maggior parte delle mastectomie ed a seguito delle adenectomie sottocutanee profilattiche.
Deve essere specificato che il volume finale della neomammella “in espansione” può essere spinto a circa il 30% in più rispetto a quella della mammella sana. È pratica comune mantenere l’espansione in sede, dopo il suo completo riempimento, per almeno sei mesi. Ciò al fine di contrastare l’elasticità dei tessuti (ivi compresa la capsula periprotesica) che inevitabilmente tenderebbe di per se a riportare la ricostruendo mammella al volume originario.
Nel corso di tale periodo la forma ed il volume della mammella “in ricostruzione” sono ben diversi rispetto a quelli della mammella sana, in genere a causa dell’eccessiva prominenza dei poli superiori.
Il maggior problema della ricostruzione mammaria differita risiede nella difficoltà di ricreare una salienza mammaria dotata di un forma naturale, caratterizzata da un profilo “a goccia”; tale difficoltà viene in parte risolta mediante un intervento di rimodellamento della mammella contro laterale (del lato opposto) che consiste nel suo sollevamento ed eventualmente anche nella riduzione del volume (mastopessi – mastoplastica riduttiva). In tal modo la mammella sana viene resa maggiormente simile a quella ricostruita.
Le possibili complicazioni post-operatorie possono, pur a seguito di interventi progettati correttamente, inficiare il risultato estetico della ricostruzione. Fra queste deve essere considerata la dislocazione dell’espansore o della protesi e la retrazione della capsula periprotesica (vedere consenso informato della mastoplastica additiva retro muscolare).

La scelta dell’espansore e della protesi

Le problematiche di maggior rilievo dell’iter che conduce all’ottenimento di un risultato esteticamente accettabile risiedono fondamentalmente nella scelta dell’espansore e quindi della protesi definitiva, che devono essere congrui per forma e volume e nell’adeguamento della mammella contro laterale. Per quanto in particolare riguarda la scelta del volume dell’espansore e delle protesi, non esistono regole codificate. L’esperienza del chirurgo e la sua capacità di prevedere il volume finale della neomammella e della mammella controlaterale a seguito dell’intervento riduttivo di adeguamento giocano un ruolo fondamentale in tal senso. Relativamente alla forma degli impianti è pratica corrente da circa una decina d’anni utilizzare protesi di profilo anatomico (“a goccia”), che meglio riproducono una forma per quanto possibile naturale della neomammella (polo superiore pianeggiante, polo inferiore convesso). Cruciale, ai fini del risultato, è il corretto posizionamento dell’espansore, specie per quanto riguarda il futuro neo-solco sottomammario. È buona norma posizionare l’espansore più caudalmente (in basso) rispetto alla base d’impianto della mammella demolita, al fine di poter espandere maggiormente il polo inferiore ed ottenere una posizione ottimale del nuovo solco sottomammario, simmetrico al contro laterale. Ogni deroga a tali principi si traduce inevitabilmente in una tendenza alla risalita della protesi, ad un posizionamento eccessivamente alto al solco sottomammario ed in una forma poco naturale della neo-mammella per brevità de suo polo inferiore.

Esecuzione

Tutti gli interventi sui miei pazienti vengono eseguiti e portati a termine da me. Mi assisteranno attivamente altri chirurghi, l’anestetista e l’infermiera.
Adanectomia sottocutanea ed impianto dell’espansore mammario o della protesi definitiva:

- Attraverso un’incisione a livello dell’emiperimetro inferiore dell’areola, oppure di tutto il suo perimetro, si procede ad isolare chirurgicamente la ghiandola dal circostante tessuto adiposo, raggiungendo in profondità il tessuto muscolare. La ghiandola asportata sarà sottoposta ad indagine istologica.

- Attraverso un’incisione delle fibre del muscolo gran pettorale e si crea, al di sotto di questo e possibilmente anche al di sotto del muscolo dentato (regione toracica inferiore e laterale) retto dell’addome (regione toracica inferiore ed interna) una tasca entro la quale si alloggia l’espansore mammario o, d’emblee, la protesi definitiva. Un drenaggio viene posizionato nella cavità e lasciato uscire nel cavo ascellare.

Sostituzione dell’espansore con la protesi definitiva (circa sei mesi dopo l’impianto dell’espansore mammario)

Dopo aver inciso la cute della mammella in corrispondenza di cicatrici già esistenti si apre la capsula formatasi attorno all’espansore e lo si rimuove. La capsula viene sottoposta ad opportune asportazioni od incisioni per conformare nel modo più congruo lo spazio che accoglierà la protesi definitiva.
Dopo avere del caso posizionato un drenaggio aspirativo si procede ad inserire la protesi e alla sutura delle brecce chirurgiche.
Sarà mia cura prescegliere, con la Sua collaborazione, il tipo di espansore e di protesi più idoneo al perseguimento di un risultato estetico soddisfacente, con riferimento ai materiali di fabbricazione, alla forma ed al volume.
L’intervento di ricostruzione mammaria può implicare l’opportunità di procedere alla mastopessi o di una mastoplastica riduttiva.
- La mastopessi consiste nell’asportazione della pelle in eccesso e, il più delle volte, nel contemporaneo rimodellamento della ghiandola. Nei casi di rilassamento meno accentuato è sufficiente procedere all’asportazione di un settore di pelle mediante un’incisione circolare attorno all’areola. Nei casi di ptosi più accentuate è invece necessario asportare una quantità maggiore di pelle: in tal caso oltre alla cicatrice peri-areolare verrà prodotta anche una cicatrice verticale (fra l’areola e il solco inferiore della mammella) e talora, in aggiunta, una cicatrice, di lunghezza variabile, a livello del solco sottomammario.

Caratteristiche delle protesi mammarie

Indipendentemente dalle dimensioni e dalla forma, le protesi mammarie sono formate da un involucro (di silicone o di poliuretano) che può contenere, in alternativa, gel di silicone o soluzione fisiologica.
Le protesi contenenti gel di silicone conferiscono le caratteristiche di consistenza, morbidezza e mobilità più simili a quelle tipiche della mammella. Sono quelle fino ad oggi maggiormente usate (più di tre milioni di donne ne sono portatrici) e di cui, grazie ad un’esperienza clinica più che trentennale, sono meglio sono meglio conosciuti i risultati clinici a distanza con riferimento sia ai risultati estetici, sia alle possibili complicanze o effetti indesiderati.
Oltre che per il materiale di cui sono costituite, le protesi mammarie possono essere scelte in base alle loro dimensioni, forma e consistenza del gel di silicone in esse contenuto (più o meno morbido). Per quanto riguarda le dimensioni, la scelta dipende entro certi limiti dalle Sue preferenze. Dovranno infatti essere rispettate alcune regole di equilibrio armonico: una protesi di grandi dimensioni non si adatta al torace sottile di una donna piccola e magra. Per quanto riguarda la forma, esistono protesi tradizionali – che hanno una forma simile a quella di un pane a “rosetta”, con base circolare – e protesi “anatomiche” (si veda il prospetto a lato), che riproducono in parte la forma “a goccia” del profilo naturale delle mammelle. Ciascun tipo di protesi, a parità di altezza (“height” nel prospetto) può avere una proiezione (cioè un profilo “projection” nel prospetto) di altezza variabile, in modo da conferire alle nuove mammelle una sporgenza anteriore più o meno accentuata.

In sintesi, la scelta delle protesi più adatta da utilizzare dipende fondamentalmente dalle dimensioni del Suo torace, ma è possibile il risultato ottenibile scegliendo, per ogni determinato volume (protesi più o meno piccola), la forma anatomica piuttosto che quella rotonda, la proiezione anteriore (più o meno accentuata) ed infine la consistenza (più o meno morbida).

Possibili complicazioni

Qualsiasi procedura chirurgica, per quanto di modesta entità ed eseguite su pazienti in buone condizioni generali, comporta la non prevedibile possibilità di complicazioni generali. Statisticamente si può affermare che in persone di buone condizioni generali, i cui esami clinici pre-operatori non dimostrino alterazioni significative, l’insorgenza di complicazioni gravi o gravissime è pressoché teorica.
Al pari di ogni altro tipo di intervento chirurgico,quindi, la ricostruzione mammaria può dar luogo a complicazioni sia anestesiologiche che post-chirurgiche, come l’emorragia, l’ematoma, il sieroma, l’infezione, la necrosi (perdita) dell’areola e/o capezzolo. Per rendere minimo il rischio di tali complicanze e possibile il loro controllo, si rende necessaria un’attenta valutazione degli esami e delle indagini cui verrà sottoposta prima dell’intervento, un’adeguata assistenza anestesiologica sia durante l’intervento che nell’immediati post-operatorio ed una costante attenzione che io ed i miei Collaboratori ci impegneremo a garantirLE nel periodo successivo.
La formazione di ematomi , conseguente a sanguinamenti nella sede dell’impianto della protesi, può verificarsi fino a 24-48 ore dopo l’intervento. Le raccomando di avvisarmi tempestivamente dell’insorgenza di repentini aumenti di volume o di forti dolori localizzati ad una mammella durante questo periodo. In caso insorgano ematomi di una certa entità, infatti, è necessario provvedere all’aspirazione del liquido nel corso di un’ecografia. Se ciò non fosse prevedibilmente sufficiente, sarà necessario rimuovere le protesi e reinserirla dopo aver fermato il sanguinamento.
Le infezioni sono rare, ma, se non dominabili con gli antibiotici, possono rendere necessaria l’asportazione delle protesi e l’attesa di alcune settimane o mesi prima del loro reinserimento.
In una modesta percentuale di casi, in genere sei mesi dopo l’intervento, raramente anche a distanza di anni, si verifica la retrazione della capsula cicatriziale che circonda la protesi. Per l’organismo la protesi mammaria rappresenta un corpo estraneo, al pari di una valvola cardiaca artificiale, di una protesi d’anca o di una scheggia conficcata nella pelle; è naturale che l’organismo reagisca circondando la protesi con una membrana connettivale (capsula pre-protesica), che la separa dai tessuti circostanti. Di norma essa rimane morbida definitivamente. In alcuni casi invece, a causa di una reazione eccessiva dei tessuti, subisce un progressivo ispessimento e si contrae. Tale evenienza (retrazione della capsula peri-protesica) può indurre una fastidiosa sensazione di tensione dolorosa e talora un’alterazione della forma della mammella; può altresì verificarsi lo spostamento laterale o verso l’alto della protesi e conseguentemente un’asimmetria mammaria.
Con l’utilizzo di protesi dotate di una superficie ruvida (“testurizzata”) il rischio di retrazione della capsula è valutabile in circa il 5% dei casi, ed è ancora minore qualora la protesi anziché dietro la ghiandola mammaria venga inserita più in profondità, dietro il muscolo pettorale. Qualora la retrazione della capsula peri-protesica sia di grado marcato, può essere opportuno procedere con un intervento correttivo consistente nella sua incisione o asportazione. A volte a seguito di tale intervento correttivo può nuovamente verificarsi la contrazione della capsula.
Una complicanza rara è la rottura dell’espansore o della protesi definitiva, che può verificarsi in occasione di forti traumi locali (ad esempio contusioni toraciche contro il volante in corso di incidenti automobilistici); il rilievo di variazioni della forma o della consistenza della mammella in seguito a gravi traumi dovranno quindi indurLA a consultarmi. Qualora il sospetto di rottura venga confermato dall’esame ecografico, sarà necessario procedere ad un nuovo intervento per la sostituzione della protesi rotta.
Lo spostamento della protesi, può verificarsi per cause diverse dopo la conclusione dell’interveto, provocando un’asimmetria più o meno evidente. Tale evenienza può essere dovuta a cause diverse: a. allo sviluppo di un ematoma. b. al confezionamento di tasche di dimensioni lievemente diverse; può trattarsi in tal caso di un’imperfezione più o meno marcata dell’opera del chirurgo. c. alla contrazione dei muscoli pettorali,nel caso in cui la protesi sia stata alloggiata in sede sottomuscolare. Per rendere minimo tale rischio è fondamentale evitare movimenti delle braccia per i primi 10 giorni successivi all’intervento – cioè fino a quando si sarà formata la capsula peri-protesica che mantiene la protesi nella sua sede – ed inoltre indossare continuativamente, per 3-4 settimane, una fascia elastica che mantenga premute le mammelle verso il basso, impedendo quindi che la contrazione dei muscoli pettorali possa trascinare le protesi verso l’alto. d. alla contrazione della capsula peri-protesica. e. alla rotazione della protesi, qualora sia stata utilizzata una protesi anatomica.
Lo spostamento della protesi può indurre asimmetrie poco evidenti, senza pregiudicare il buon risultato estetico d’insieme. Qualora invece provochi un’asimmetria evidente può essere opportuno riposizionare le protesi. Tale operazione,a parte il caso della rotazione – che può essere risolta manualmente – viene generalmente eseguita in anestesia locale.

Preparazione all’intervento

L’intervento non deve essere eseguito su pazienti gravide ed è preferibile, anche se non in tutti i casi obbligatorio, evitare l’epoca coincidente con le mestruazioni. La prego di informarmi, se già non lo ha fatto durante il nostro primo colloquio, di qualsiasi eventuale terapia farmacologica in atto (in particolare con cortisonici, contraccettivi, antiipertensivi, cardioattivi, anticoagulanti, ipoglicemizzanti, antibiotici, tranquillanti, sonniferi, eccitanti).
Organizzi, per l’immediato periodo post-operatorio, la presenza di un accompagnatore.
In occasione del nostro prossimo incontro mi consegnerà i referti delle analisi e degli esami preoperatori prescritti.
Un mese prima dell’intervento è pregata di sospendere l’eventuale assunzione di contraccettivi orali.
Almeno 2 settimane prima dell’intervento dovrà sospendere l’assunzione di medicinali contenenti acido acetilsalicilico (es. Alka Seltzer, Ascriptin, Aspirina, Bufferin, Carin, Cemirit, Vivin C, etc.) o Vitamina E.
Almeno 1 settimana prima dell’intervento dovrà ridurre il fumo a non più di 3 sigarette al dì ed eliminare l’assunzione di alcolici. Occorre informare il Medico tempestivamente sull’eventuale insorgenza di raffreddore, mal di gola, tosse, malattie della pelle.
Il giorno precedente l’intervento è necessario effettuare un accurato bagno di pulizia completo, di asportare lo smalto dalle unghie delle mani e dei piedi e depilare le ascelle; non assumere cibi né bevande a partire dalla mezzanotte.
Il giorno dell’intervento mantenere rigorosamente il digiuno e indossi solo un indumento da notte con maniche comode e completamente apribile sul davanti. Ricordare inoltre di portare con se il reggiseno che dovrà indossare nel decorso post-operatorio e delle scarpe senza tacco o con tacco basso.

Condizioni post-operatorie


(sia dopo l’impianto dell’espansore, sia dopo l’impianto della protesi definitiva)
Nel periodo post-operatorio si potrà avvertire in ragione pettorale un certo dolore che regredirò spontaneamente nel giro di pochi giorni. Si dovrà indossare ininterrottamente per due-quattro settimane consecutive un reggiseno sportivo ed una fascia elastica atta a mantenere le protesi spinte verso il basso.
In prima o seconda giornata post-operatoria eseguirò un primo controllo e, se ritenuto opportuno, il Dottore rimuoverà i drenaggi aspirativi.
Per i primi tre-quattro giorni post-operatori raccomando il riposo, ed in particolare di non utilizzare i muscoli pettorali: si consiglia, ad esempio, di non forzare sulle braccia per alzarsi dal letto. A letto si consiglia di riposare su due cuscini in modo da mantenere elevato il capo le spalle. Si ricorda inoltre di evitare il fumo: colpi di tosse in questo periodo potrebbero indurre sanguinamenti a livello delle parti operate.
Per la prima settimana non dovrà guidare l’automobile. I primi punti di sutura verranno asportati 7-10 giorni dopo l’intervento. La prima doccia di pulizia completa potrà essere praticata solo dopo tale periodo.
Per le prime 2 settimane si dovrà evitare di compiere ampi movimenti con le braccia e di sollevare pesi. Occorrerà inoltre astenersi dall’attività sessuale, che potrà essere ripresa con cautela dopo tale periodo.

Attenzioni da usare successivamente

Dopo la rimozione dei punti potrà riprendere l’attività lavorativa.
Per circa un mese si dovrà evitare ogni tipo di attività sportiva e l’esposizione diretta al sole o ad eccessive fonti di calore (es. sauna). Durante tale periodo, inoltre, si dovrà evitare di dormire prona (“a pancia in giù”) ed eseguire, laddove consigliata dal sottoscritto, gli esercizi quotidiani di “auto massaggio” delle mammelle, per diminuire i rischi di retrazione della capsula periprotesica.
Per circa 6 mesi evitare la gravidanza.
Cicatrici ed altre sequele locali

Fatte salve le variazioni di progetto operatorio in corso d’intervento a causa i sopravvenienti complicazioni o altre possibili cause è prevedibile l’esito di cicatrici situate nelle seguenti sedi:
talune pazienti in conseguenza ad una spiccata reattività cutanea, sviluppano cicatrici arrossate e perciò facilmente visibili, che durano anche per diversi mesi. Si tratta di un’evenienza non prevedibile, seppure di raro riscontro. In taluni casi, le cicatrici peri-areolari con il passare dei mesi possono subire un allargamento e risultare dunque più facilmente visibili. La sensibilità della pelle ed in particolare delle areole e dei capezzoli potrà rimanere alterata ( diminuzione o perdita della sensibilità, formicolii) per un periodo di settimane o di alcuni mesi; in altri casi in modo permanente.

Risultati e loro durata

Il risultato dell’intervento, relativamente all’aumento del volume delle mammelle, è permanente. Deve peraltro essere considerato che i tessuti distesi dalle protesi rimangono comunque soggetti a naturali processi di invecchiamenti e alla forza di gravità. In alcuni casi potrà quindi rendersi opportuni, a distanza di alcuni anni, un intervento correttivo, eseguibile anche in anestesia locale, per eliminare eventuali eccessi residui di cute dovuti ai naturali ed inevitabili processi di invecchiamento.
È stato recentemente dimostrato che con il passare degli anni la parete delle protesi può subire delle alterazioni che rendono possibile la migrazione del loro contenuto all’esterno e più facile la loro rottura in seguito a traumi diretti. Per tale motivo è consigliabile, a scopo precauzionale, l’esecuzione di una visita di controllo una volta l’anno, di un’ecografia mammaria almeno ogni due anni e di procedere alla sostituzione delle protesi dieci anni dopo il loro inserimento. Qualora si verifichi una complicazione o si manifesti un effetto collaterale o risultato indesiderato a seguito dell’intervento, dovrò porre una particolare cura ed attenzione per seguire l’evoluzione dell’evento. In tal caso sarà adeguatamente informata sulle Sue condizioni e potrà quindi collaborare col mio impegno al fine di perseguire il miglior esito possibile. Per qualsiasi eventuale problema dopo l’operazione, è quindi assolutamente raccomandato che Lei si rivolga direttamente a me per ogni possibile consiglio del Suo caso.
Allo stesso modo, non potrò ritenermi responsabile di correzioni o consigli forniti da altri Colleghi che non possono aver acquisito un’approfondita conoscenza delle Sue condizioni cliniche prima, durante e dopo l’intervento.

TERMINOLOGIA

Adenectomia sottocutanea profilattica: asportazione chirurgica della ghiandola mammaria, con mantenimento della cute e delle areole. Rimane una cicatrice periareolare, cioè disposta lungo il perimetro dell’areola. Viene eseguita su entrambe le mammelle in pazienti portatrici di numerosi noduli ad entrambe le mammelle, con storia familiare positiva per cancro della mammella e difficoltà diagnostiche del lato opposto. La ricostruzione viene eseguita, a distanza di mesi, dalla loro sostituzione con protesi definitive.